Dal tronco s’erge il presepe che ci porta a guardare verso l’Alto

Realizzato in famiglia dal rettore del Seminario, appassionato presepista

| DI Lorenzo Padovani

Dal tronco s’erge il presepe che ci porta a guardare verso l’Alto

Don Luca Albertini con il papà Giovanni

Una base piccola e tondeggiante dalla quale parte un tronco di legno con cinque braccia che si allarga verso l’alto fino a ritrovare una sorta di unione nel punto più alto. Questa la struttura da cui è partito don Luca Albertini, rettore del Seminario vescovile e appassionato presepista, per realizzare l’opera di questo Natale. «Un richiamo immediato – ci spiega – è alla profezia di Isaia e al germoglio che spunterà dal tronco di Iesse, che ci ricorda che la storia non è in balia del caso, ma nelle mani di Dio; la Natività è proprio sul punto più alto, il compimento di tutto, e più ampio perché il Figlio di Dio che nasce ci immette nell’eternità». 
Suggestivi i personaggi e il loro posizionamento all’interno di un particolare villaggio: «Alla base c’è un pastore che è in qualche modo rinchiuso tra la paglia che calpesta e le pecore che quasi lo confinano in un piccolo spazio; è il punto più lontano della Natività e ci testimonia che chi si chiude rispetto a Dio si chiude in piccole cose, piccoli orizzonti, piccoli spazi. Al contrario, più nell’opera così come nella vita, si sale verso Dio, più l’orizzonte si allarga, si fa ampio; per questo, nel salire verso lo spazio dedicato alla Natività i vari personaggi appaiono sempre più affacciati verso l’esterno delle loro abitazioni, della loro comfort zone per aprirsi a Dio e accogliere Colui che viene». 
L’unico che fa eccezione è l’addormentato, che non può mai mancare, che si trova comunque in una posizione vicina alla natività: «Lui non si accorge di nulla, ma l’ho pensato comunque vicino a Dio perché non ha scelto di rifiutarlo ma possiamo immaginarlo come tanti che sono addormentati per la sofferenza o la delusione, per i quali il Signore si fa vicino».
Don Albertini ci confida che gli piace questo modo di attualizzare la Natività, attraverso significati che parlano al nostro tempo e alla nostra umanità, che trova più coerenti e profondi di chi inserisce nei presepi elementi contemporanei, come armi tecnologiche o altro. 
Facendo qualche passo indietro racconta: «La passione per il presepe trova radice da piccolo; mia mamma ci teneva a farlo e con mia sorella andavamo in cerca di rametti, sassi, ma soprattutto mi ricordo quando andavamo per muschio e poi il profumo che si sentiva per giorni mentre si asciugava. Mi è rimasta prima di tutto come memoria olfattiva per cui anche oggi, che per rendere il verde della natura abitualmente si usano licheni o altri elementi, mi piace comunque mettere almeno un po’ di muschio per risentire quell’odore». 
Gli anni di studio e poi di lavoro gli hanno fatto abbandonare questa passione, che è tornata più avanti, già da prete: «Nel 2014 ero curato nella parrocchia di Legnago Duomo è ho pensato di costruire un presepio, nel mio studio e con quattro pannelli di polistirene; mi sono guardato un tutorial on line e pian piano ho cominciato». Da lì, ogni anno almeno un’opera con il coinvolgimento ancora di un elemento della famiglia, ma questa volta il papà: «Diciamo che a lui affido il lavoro più manuale, ma li ho sempre fatti insieme a lui perché la Natività per me è richiamo alla tradizione con le sue espressioni anche più familiari, insieme al coinvolgimento della creatività nella ricerca continua pure di elementi nuovi e particolari ma sempre per poter esprimere qualche significato». 
Il numero di suoi presepi è aumentato e quest’anno alcuni sono esposti e visitabili in queste settimane: tre nella 30ª Rassegna interregionale del presepe artigianale e artistico di Bovolone; altrettanti nell’Esposizione presepi presso il santuario della Madonna della Stra’. 
La passione di don Luca ha trovato condivisione anche nel suo ministero di rettore: «In questi ultimi anni ci sono alcuni seminaristi appassionati di presepi e abbiamo iniziato a fare qualcosa insieme; in particolare, nella scorsa Quaresima abbia realizzato un presepio pasquale con le varie scene dalla cena dell’addio alla Pasqua». 
Questo Avvento li ha visti lavorare insieme per una Natività: «Mettiamo all’opera la creatività, che nel senso più profondo è saper riconoscere anche l’idea dell’altro e fare un passo indietro rispetto alla mia; non è realizzare ciò che penso io, ma mettere insieme; ciò che realizza un’opera d’arte è fare in modo che possa trovare spazio l’espressione di più persone».

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