Il terrorismo fa vittime in più modi: alcuni assassinati (molto spesso casuali) e molti di più che rimangono schiacciati per tutta la vita dalla logica propria del terrorismo ovvero l’odio e la contrapposizione.
Hanno scelto di non essere tra queste
Nassera Kermiche e
Roseline Hamel che davanti a un’azione terroristica che le ha toccate negli affetti più cari hanno trovato una risposta totalmente diversa. Lo hanno raccontato nel libro
Sorelle di dolore (Ares e Lev, 2026, 200 pagine, 18 euro) e testimonieranno la loro vicenda in uno degli eventi più attesi della pre-rassegna di “Poeti sociali”:
lunedì 19 ottobre alle 18 presso la chiesa di San Bernardino (
Stradone Provolo, 28 – Verona).
Era il 26 luglio 2016 quando due giovani jihadisti francesi, entrambi diciannovenni, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, entrano nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino a Rouen in Normandia, mentre veniva celebrata la Messa: presero in ostaggio i presenti, ferirono gravemente un parrocchiano e uccisero padre Jacques Hamel, 85 anni; gli attentatori furono poi uccisi dalle forze dell’ordine mentre uscivano dalla chiesa mentre lo Stato Islamico rivendicò l’attentato. Roseline Hamel, allora 76enne, cattolica, decise di cercare la madre di Adel Kermiche: incontrò così prima la voce e poi il volto di Nassera, musulmana, nata ad Algeri nel 1963 e trasferitasi in Francia, sposata con un autotrasportatore, 5 figli tra cui, appunto, Adel; per lui soffrì molto prima per la radicalizzazione, alla quale la famiglia si oppose in tutti i modi, e poi per le conseguenze della sua azione più estrema compresa quella di essere stigmatizzata come “madre del terrorista”. Si ritrovarono così accumunate dal dolore, ma desiderose di aprire qualcosa di nuovo e di positivo: da qui il perdono e il progetto condiviso che le ha portate insieme a offrire la loro testimonianza in diversi contesti e davanti a persone di ogni età.
A “Poeti sociali” porteranno una testimonianza molto attesa nel tema di questa edizione – “Pace, volto dell’umano” – dalla quale come, se si incontra realmente il volto dell’altro, si può sempre aprire una via di speranza e fraternità. Si consiglia di prenotare il posto nella chiesa di San Bernardino dal sito ufficiale
www.poetisociali.it, a partire da lunedì 5 per chi ha sottoscritto la card Amici dei Poeti Sociali, da lunedì 12 per tutti.
Martiri algerini. Di terrorismo e di persone che hanno scelto di rispondere con “l’arma” della fraternità si parlerà anche nei giorni della rassegna (21-25 ottobre), ripercorrendo il ricordo della vicenda dei martiri algerini di fine XX secolo attraverso due linguaggi: la mostra “Chiamati due volte. I martiri d’Algeria” (ad accesso gratuito nel Loggiato del Palazzo della Gran Guardia a Verona per quei giorni) che rende omaggio a loro e alla scelta di non abbandonare quel popolo, il cui volto era diventano fraterno; l’incontro “Fratelli fino alla fine. La parabola dei monaci di Tibhirine” (domenica 25 alle 17 nel Palazzo del Gran Guardia) con padre Thomas Georgeon, abate dell’Abbazia di La Trappe e postulatore della causa di beatificazione dei 19 martiri d’Algeria, Umberta Fabris che, come membro del Movimento dei Focolari, ha vissuto nel Paese africano in quegli anni, e la moderazione di Lorenzo Fazzini, responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana. “Poeti sociali” è una proposta della Fondazione Toniolo della Diocesi di Verona che si avvale del patrocinio del Comune di Verona, del sostegno della Fondazione Cattolica e Generali.