«Un sogno che si avvera»: parte da queste parole il racconto di Astrid Valdinoci, 24enne di Lavagno, davanti a due valigie cariche di entusiasmo. Astrid ha gli occhi che luccicano nel raccontare come la sua vita cambierà nei prossimi sei mesi. «Sogno di vivere un’esperienza di servizio all’estero fin da quando ero in prima superiore. Ho sempre pensato ad una strada possibile, anche lavorativa, in contesti diversi dall’Italia, magari in quei luoghi della terra dove c’è più bisogno. Alla scelta dell’università ho optato per Medicina ed eccomi qui oggi, da medico neo-laureata, pronta a partire per far avverare quel sogno».
Astrid è arrivata qualche giorno fa ad Amman, capitale della Giordania. Qui Caritas Giordania opera in vari progetti di solidarietà, in stretta collaborazione con Caritas italiana, per la quale è referente Alessandro Cadorin che, con la moglie Silvia Pastorutti e due figli, lavora in Medio Oriente dal 2022. E la nostra Astrid si inserirà proprio nel contesto di Caritas Giordania, laddove c’è più necessità.
«Andrò a vivere ad Amman – ci racconta – in una stanza in un condominio poco lontano da casa di Alessandro e Silvia. Cosa andrò a fare è difficile da dire. Saranno mesi di incontro e servizio. Sicuramente una parte del mio tempo sarà dedicata al progetto “Salute per i rifugiati”, che prevede la presenza di una clinica mobile nelle parrocchie del sud del Paese, laddove ci sono poche strutture sanitarie, i costi sono altissimi e mancano anche i trasporti verso questi centri di salute. Ma una grossa fetta del mio impegno sarà soprattutto ad Amman, con le donne rifugiate irachene e siriane, che non godono di molti diritti in Giordania. Ma in realtà non conta molto quello che andrò a “fare”, perché andrò a “stare” in quella realtà diversa dalla mia: ho grande desiderio di incontro, voglio vivere tutti gli aspetti umani del viaggio. Poi, è chiaro, se c’è bisogno di qualsiasi cosa, io ci sono».
Ma da dove parte questa sete di missione ad gentes di Astrid? «Dalla mia compagnia di amici, molto legata al mondo missionario. Poi l’anno scorso per puro caso mi sono imbattuta in uno dei viaggi organizzati dalla Diocesi di Verona in estate: Sri Lanka. Non sapevo nulla, ma volevo una conferma di quello che sentivo dentro. Mi sono iscritta e ho vissuto un’esperienza straordinaria, che mi ha travolto, e lì ho capito che era il mio mondo. Sono tornata dal viaggio e ho chiesto subito a don Matteo Malosto, direttore di Caritas veronese, di poter svolgere volontariato nella mia città e quindi ho iniziato il servizio con Young Caritas in Casa Corbella, struttura per senzatetto con problemi sanitari a Cadidavid. Quanta umanità! Poi mi sono rivolta a Francesca Frapporti, incaricata del Centro missionario diocesano, per capire se potevano esserci possibilità alla partenza all’estero e abbiamo iniziato alcuni discorsi sulla Guinea Bissau. Finché, improvvisamente, non è emersa l’ipotesi della Giordania, grazie appunto a Caritas italiana. In estate don Matteo avrebbe accompagnato un gruppo di giovani alla scoperta di quella terra e dei progetti di Caritas, e mi sono iscritta al viaggio. E anche stavolta ho avuto conferme, ho incontrato Cadorin e ho visto come lavorano gli operatori di Caritas Giordania, realtà strutturata che va effettivamente a supplire a molte falle della società, partendo dalla sanità, soprattutto nel sud del Paese, fino al mondo dei rifugiati. Ho detto sì alla proposta dei sei mesi ed eccomi qui».
Chiaramente la situazione del Medio Oriente non è molto tranquilla in questo periodo, ma anche in questo caso Astrid è abbastanza serena: «Il viaggio estivo mi ha permesso di avere idee chiare sui luoghi dove andrò. La Giordania è considerata Paese sicuro, il governo è stabile e non si nota nulla di pericoloso. Certo, siamo in una zona di mondo faticosa, ma se non fosse così non ci sarebbero progetti con le Caritas o i Centri missionari. Quindi, parto tranquilla».
E la famiglia? La pensa nello stesso modo? «A casa si sono fidati di me! È stato un percorso per arrivare fin qui, di certo non facile, ma è una strada bella e sento da parte della mia famiglia supporto e sostegno», dice.
Ciò che più di tutto meraviglia nei racconti di Astrid sono proprio gli occhi luccicanti, pieni di entusiasmo e anche ricchi di aspettative: «So che andrò in un Paese musulmano, in cui l’islam è religione di Stato ed è intriso nella società, seppur in un bel rapporto con i pochi cristiani locali. So che sarà tutto culturalmente molto diverso. Ma ho grandi aspettative. Non per quello che concretamente andrò a vivere, ma per le relazioni che si creeranno: desidero incontrare persone, scoprire realtà diverse dalla mia. Spero proprio di tornare a casa diversa da come sono partita».