Ambasciatrice per l’Europa della transizione energetica

Matilde Montresor, da Castel d’Azzano a Bruxelles per diventare un ponte di conoscenza per tutti i cittadini sulla sostenibilità

| DI Giorgia Saracino

Ambasciatrice per l’Europa della transizione energetica
Sentir parlare di sostenibilità e transizione energetica è ormai all’ordine del giorno, ma non è sempre facile districarsi in quel mare magnum di informazioni. La Commissione Europea ha puntato sui giovani: tra le altre iniziative, è degli ultimi anni il progetto Young Energy Ambassadors (Yea) che vede in prima linea le nuove generazioni in un’opportunità di partecipazione sulle politiche energetiche dell’Unione Europea.
Dal 2023 il programma – che coinvolge i direttorati generali dell’energia (Dg Energy) e l’Agenzia esecutiva europea per il clima, l’ambiente e le infrastrutture (Cinea) – seleziona 30 giovani provenienti dagli stati membri che, con mandato annuale, «riferiscano ai cittadini europei i lavori svolti nel settore energetico, in base a ciò che vivono in prima persona». 
A raccontare la sua esperienza è Matilde Montresor, venticinquenne di Castel d’Azzano, che rappresenta l’Italia nel progetto assieme ad altri due giovani selezionati nel nostro Paese. Lavora presso la società di consulenza energetica Energy Working e nelle sue attività si dedica anche alla condivisione, tramite i social media, di conoscenze sul risparmio energetico per sensibilizzare l’opinione pubblica con contenuti educativi e di intrattenimento. In linea con il programma Yea, infatti, «l’intento è quello di creare una via di comunicazione tra le istituzioni e i cittadini, gli utenti finali, in modo tale da tradurre in parole semplici i tanti tecnicismi presenti nell’ambito». 
La partecipazione alla Settimana europea per l’energia sostenibile – che si tiene a giugno a Bruxelles con conferenze e workshop – consente ai 30 ambassador di toccare con mano le modalità di azione e le attività attuabili dai direttorati: «Questo ci permette di vedere come si mettono in pratica le situazioni, al di là degli aspetti teorici», ha spiegato Matilde. Inoltre, l’organizzazione ha lanciato due sfide per i giovani selezionati, richiedendo loro «di spendersi nei rispettivi Stati per sensibilizzare e informare i cittadini, ognuno in base al proprio ambito di lavoro anche attraverso eventi o video: c’è chi lavora nella ricerca universitaria, chi nelle proprie start up innovative, ad esempio». Innanzitutto, attenzione viene data al piano europeo per la riqualificazione degli edifici su cui si sta puntando molto, in quanto «il consumo di vecchie caldaie a gas o carbone, unito alla dispersione di calore per gli infissi non moderni nelle case, comporta livelli molto alti di emissioni e consumi energetici». Per invertire questa tendenza, quindi, viene incentivato l’uso di strumenti e strategie green, tra cui «in Italia i tassi ultra agevolati per l’acquisto di case ad alta efficienza, per esempio», che attutiscano le dispersioni. 
Di grande rilevanza, inoltre, è la seconda sfida volta a sviluppare le Comunità energetiche rinnovabili (Cer), ossia quelle associazioni di soggetti che collaborano per produrre e condividere localmente energia derivante da fonti rinnovabili. A questo proposito, i tre ambassador italiani proprio in queste settimane stanno concretizzando un progetto che mira a «creare un sistema affinché le Cer possano accogliere nel loro organico dei giovani attraverso il servizio civile, gli stage universitari, i project work universitari oppure il volontariato». 
In questo modo, le comunità energetiche che hanno poco personale, potrebbero contare su un maggiore aiuto, ampliando dunque le loro possibilità di azione. L’iniziativa è in sviluppo e l’obiettivo sta nel presentare un panel a giugno, durante la European Sustainable Energy Week, per esporre alla commissione i risultati raggiunti grazie ai network che si stanno formando con le comunità.
Tutto ciò accade in un panorama europeo in continua evoluzione, che ha subìto sicuramente un’accelerazione a seguito della guerra in Ucraina e il taglio delle forniture russe ridotte drasticamente dal 50-60 per cento a circa il 19 per cento attuale, portando una diversificazione delle fonti. Nel lungo termine l’obiettivo è quello di raggiungere le emissioni nette a zero entro il 2050, «non con un completo azzeramento delle fonti fossili, ma andando ad implementare così tanto le rinnovabili da rendere appunto nullo il netto delle emissioni». 
Obiettivo decisamente ambizioso – anche se preceduto entro il 2030 dalla riduzione del 50 per cento delle emissioni rispetto al 1990 – «ma la percezione è che l’Unione Europea spinga verso una transizione energetica giusta, che non vada a penalizzare i lavoratori del settore fossile lasciandoli a casa, quanto più ad aggiornare le competenze di queste persone», conclude Matilde. Comunque sia, è anche vero che l’Ue è responsabile solamente del 6 per cento delle emissioni globali e le dinamiche nel mondo sono ben più ampie, ma sicuramente nel nostro piccolo è giusto e necessario dare il nostro contributo. Intanto, gli Young Energy Ambassadors stanno ponendo delle solide basi per promuovere una maggiore consapevolezza pure nei consumatori, così da dare gli strumenti per leggere la realtà.

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