Il pellegrinaggio a Roma dei seminaristi di teologia
di LEONARDO ADDIS
La visita di luoghi e l’incontro con persone e realtà significative

di LEONARDO ADDIS
«Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca». Ha ormai quasi tre anni questa celebre espressione che papa Francesco pronunciò durante l’udienza alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi (21 dicembre 2019) e che riecheggia con un certo valore profetico nel tempo attuale, riguardo la vita delle singole persone e delle diverse strutture, interrogate sul loro modo di affrontare la situazione attuale da sfide non lineari.
Anche la realtà del Seminario maggiore di Verona si è inserita in questo processo di lasciarsi interrogare e ripensarsi alla luce del momento presente: un processo estremamente affascinante e concreto, pur non semplice. In particolare questa comunità formativa sta provando a riformulare sé stessa in termini di tempi, spazi e persone alla luce di quanto intuisce essere opera concreta dello Spirito nella realtà.
Il pellegrinaggio di inizio anno a Roma (5-8 settembre) ha voluto porre altri elementi in questo processo: non si è trattato, infatti, solo di ammirare la bellezza della Città eterna, ma di incontrare persone e visitare luoghi che dicono la scelta di fare del rapporto con il Dio eterno un tratto distintivo dell’essere nel presente al servizio dell’uomo. La vita delle Piccole Sorelle di Gesù (sull’esempio del santo Charles de Foucald), la basilica di S. Clemente con i suoi diversi livelli, la necropoli sottostante la basilica di S. Pietro, la missione di papa Francesco parlano proprio di questa fedeltà eterna del Signore Risorto: Egli in tutte le epoche e nelle diverse situazioni chiama suoi testimoni e “ambasciatori”, con il compito di essere attenti e appassionati ad ogni contesto e circostanza.
Di certo un orizzonte importante per i seminaristi chiamati a riscoprire sempre più in quest’epoca il mandato ad essere inseriti nella realtà (facendo di essa un motivo di preghiera) e ad essere uomini che si allenano ad assumere progressivamente delle responsabilità restando necessariamente aperti al dialogo sincero con altre prospettive e persone.
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